sabato 22 marzo 2014

Metallica: l'inconscio che parla


Hey, I'm your life
I'm the one who takes you there
Hey, I'm your life
I'm the one who cares
They, they betray
I'm your only true friend now
They, they'll betray
I'm forever there
I'm your dream, make you real
I'm your eyes when you must steal
I'm your pain when you can't feel, sad but true
I'm your dream, mind astray
I'm your eyes while you're away
I'm your pain while you repay
You know it's sad but true, sad but true

You, you're my mask
You're my cover, my shelter
You, you're my mask
You're the one who's blamed
Do, do my work
Do my dirty work, scapegoat
Do, do my deeds, for you're the one who's shamed
I'm your dream, make you real
I'm your eyes when you must steal
I'm your pain when you can't feel, sad but true
I'm your dream, mind astray
I'm your eyes while you're away
I'm your pain while you repay
You know it's sad but true, sad but true

I'm your dream
I'm your eyes
I'm your pain
I'm your dream (I'm your dream)
I'm your eyes (I'm your eyes)
I'm your pain (I'm your pain)
You know it's sad but true

Hate, I'm your hate
I'm your hate when you want love
Pay, pay the price
Pay for nothing's fair
Hey, I'm your life
I'm the one who took you here
Hey, I'm you life and I no longer care
I'm your dream, make you real
I'm your eyes when you must steal
I'm your pain when you can't feel, sad but true
I'm your truth, telling lies
I'm your reasoned alibis
I'm inside open your eyes
I'm you, sad but true.
Leggendo il testo prima facie le parole possono sembrare abbastanza chiare nel loro contenuto espressivo. Ma volendo applicare una metalettura piu' articolata, seguendo riferimenti specificatamente hegeliani e lacaniani le liriche assumono una nuova dimensione ben piu' traumatica che ad una lettura scorrevole e superficiale delle stesse. Si tratta e credo che questo sia abbastanza evidente di un dialogo fra tue componenti della personalita' dell'artista in apparente antitesi fra loro. Una dominante ed una sub iecta , passiva. Nella modalita' analitica che ho deciso di adottare quindi questa separazione, questa scissione in due dell'identita' del soggetto e' fondamentale e strutturale, nel senso che assume i principi di universalita' riferibile a tutte le identita' che di fondo sono in toto lacerate e divise internamente. Nel pratico da una parte abbiamo la parte simbolica del soggetto, quella che si adegua al principio di realta' e a tutte le convenzioni sociali. Chiamamola la parte pubblica che sottosta' all'ordine simbolico di lacaniana memoria, il Grande Altro. Dall'altra si ha invece la parte inconscia, piu' spiccatamente radicale del soggetto, il desiderio pulsionale sottostante alla ipocrita versione edulcorata e illusoria del soggetto incastonato nelle regole del sociale. Queste due parti iniziano nel testo del pezzo subito ad avere un dialogo, anche se a ben vedere si tratta piu' di un quasi monologo della parte inconscia che violentemente vuole prendere il sopravvento su quella conscia. E' in ballo il potere sulla identita' dell'artista e la posta e' quindi molto importante. L'inconscio pulsionale spinge, attacca radicalmente con una tattica dura, spietata, ma allo stesso tempo seducente la parte portatrice di una identita' razionalmente sussumibile. Di fatti la track parte subito diretta in questo senso con un invettiva di quello che da ora chiamero' A, cioe' il desiderio pulsionale nella sua traumatica dimension reale, quasi una versione vendicativa e cinica dell'es che si sente tradito e zittito da B, cioe' dellla faccia sociale dell'io inscritta nell'ordine simbolico del mondo, la pubblica e politically correct versione della persona che si piega alle regole per esigenze razional sociali contro cui l'invettiva di cui sopra e' rivolta. Hey, rivendica A, e qui passo a parafrasare il testo della canzone, sono la tua vita, sono cio' che ti sostanzia, che ha cura di te, loro (l'alterita) ti tradiscono, sono il tuo unico amico ora, ci saro' sempre per te, sono il tuo sogno realizzato, i tuoi occhi che rubano percazioni, il dolore che non puoi sentire, triste ma vero. Quindi rassegnati! Dice A, il mondo ti e' contro, gli altri ti faranno sempre del male, solo io posso esserti vicino e proteggerti. E ancora, sono il tuo sogno quando la mente e' lontana, i tuoi occhi quando tu sei cieco e non ti accorgi di cio' che accade, il tuo dolore quando fai penitenza, triste ma vero. Poi prende parola B e dice, tu, rivolto a A, tu sei la mia maschera, la mia coperta e il mio sollievo, se cio che si carica delle le mie colpe, fai il lavoro sporco per me assumendotene la responsabilita'. E' come se B, la parte razionale appesantita dai carichi della vita pubblica, repressa dai divieti sociali, esausta da un continuo fingere inneggiasse ad A, desiderio inconscio pulsante per una emancipazione agognata. Ed A, come se non aspettasse altro risponde subito con spirito invasivo e predatorio, sono il tuo sogno, i tuoi occhi, il tuo dolore, di fondo sono la verita' del tuo sentire messa da parte e taciuta per anni, il che chiarisce e tradisce la voglia del livore accumulato dal desiderio sempre negato e accantonato a favore del vivere regolato e normalizzante della societas occidentale di esprimersi liberamente.A seguire, A continua, sono l'odio quando vuoi amare, il tuo odio, paga il prezzo, rivolto a B, perche' non vi e' nulla di gratuito, in una chiare dinamica vendicativa di risentimento, hey sono la tua vita, sono cio'che ti sostanzia e stanco ora A mostra tutta la sua amarezza per essere stato svilito e zittito per anni e dice sono la tua vita che non si ama piu' caro B, sono la tua verita' che dice bugie, i tuoi alibi confezionati ad hoc, ti sono dentro, svegliati. Sono te!! Triste ma vero. Tirando un po' le fila del discorso alla fin fine abbiamo una parte razionale del se stanca di indossare mille maschere e di doversi adattare alle necessita' delle convenzioni e una parte inconscia desiderante repressa per anni che invoca liberta' espressiva, inbestialita da una prigionia troppo lunga. Entrambe dunque sono piene di rabbia e triste, ma vero vivono una condizione di reciproca impotenza in un circolo vizioso di negazione e falsita'. L'imbarbarimento dell'io e' completo e l'equilibrio fra ragione e sentimento una utopia. In tale contasto vendicativo, violento, sottomesso e rabbioso allo stesso tempo la vita si chiude su stessa e implode in un dialogo sterile di radicale mutilazione emotiva. Non a caso l'artista nel pezzo si riferisce alla sua dipendemza da droghe, che lui stesso identifica in A, unica forma di oblio pseudo liberatorio ma ancora portatore di istanze di diniego della necessita' di vivere il desiderio, ance e soprattutto nella sua versione scabrosa, indecente e radicale ATTRAVERSO la legge simbolica, coie' la castrazione freudiana. Spazio di attraversamento, lougo di maturazione espressiva, completamente assente nel mondo di riferimento della canzone che Sad but true, triste ma vero e' un continuo bambinesco rimando ad una emancipazione dalla traumaticita' consustanziale della vita, qui adolescenzialmente evitata.

Progetto analisi testi english tracks

Da oggi saltuariamente iniziero' ad analizzare canzoni scritte in inglese, principalmente nell'ambito del rock, mettendo in atto quella che nel mio piccolo chiamero' fenomenologia testuale con riferimenti vari di carattere ermeneutico, psicanalitico, di cultural theory in modo libero, senza seguire particolari griglie metodologiche. Spero che cio' possa aiutare chi leggera' i posts ad avere una maggiore incisivita' critica nell'ascolto e comprensione dei brani.

giovedì 6 febbraio 2014

Del sacro e del suo annullamento nella pratica contemporanea.

Sacer nella sua accezione etimologica significa sacro come maledetto. Prendendo spunto da tale ambiguita' linguistica e di senso, analizzata peraltro magistralmente nel primo capitolo del "Cristianesimo, la religione dal cielo vuoto" di Umberto Eco, tentero' umilmente di illustrare il rapporto ad oggi in essere fra sacralita' e profanita', analizzando in modo particolare le risultanze di tale rapporto nell'ambito della sfera del piacere e del desiderio.
Sacro dunque, come accennato in precedenza, e' quel luogo ove il principio di non contraddizione e conseguentemente di identita' non e' dato, e' il luogo ancestrale dove convivono gli opposti, e' quel magma originario dal quale tutto, umanita' compresa, deriva. Io lo definisco mondo liquido, proprio perche' non vi e' differenza, regna sovrana l'indistinzione e l'ambiguita', tutto fluisce nello scorrere continuo del molteplice e di coordinate, come di riferimenti non si trova traccia. Opposto ad esso l'uomo ha sviluppato nel suo evolversi una necessaria distanza al fine di sopravvivere nel e al mondo e conservarsi per perpetrare la vita della propria specie. Cio' organizzando lo spazio della ragione, del logico e del causale in modo da poter convivere attraverso norme e regole, in primis linguistiche, dando cosi' vita alla societa', alla cultura, alla comunicazione evitando effetti caotici e anarchici chiaramente in opposizione ad una ratio fondante e organizzatrice della vita comune e del senso delle cose. Questa separazione, questa distanza necessaria dal materico indistinto e' inizialmente nata nell'ambito religioso, religione infatti etimologicamente significa recinzione, tale ambito ha quindi nei secoli pian piano operato tale scisscione definendo, sostituendosi al mito, due realta' diverse e incompatibili fra loro. Appunto il sacro e il profano, cio' che e' al di la' e cio' che e' al di qua di una linea di confine netta, ma non per questo invalicabile. Perche' il richiamo all'origine e' proprio di ogni forma di vita in quanto memoria collettiva indelebile. Semplificando e molto la questio e scusandomi preventivamente per ogni tipo di riduzionismo da tavola calda, il dualismo che qui si presenta e del quale si e' fatto garante la religione per molto tempo e' essenzialmente dunque questo:
ignoto vs conosciuto, caotico vs organizzato, liquido vs solido, precategoriale vs categoriale, folle vs razionale, orgasmico vs quieto, infinito vs finito, illimitato vs limitato, immediato vs mediato, digitale vs analitico. Il punto qui e' molto delicato, infatti l'opera di recinzione, di separazione, di disgiunzione della religione, opera fondamentale che attraverso il rito e il sacrificio, ha permesso lo sviluppo dell'umanita' su binari di logica, di normativizzazione, di regolamentazione socio-culturale da un po' tende a venir meno, o almeno gli uomini non la riconoscono piu' come propria. Le garanzie dall'informita' del sacro e dalla sua mostruosita' vacillano e gia' da qualche secolo si vive al di la' del bene e del male. Sia chiaro che la mia non si pone assolutamente come interpretazione o analisi morale, ma ha solo valore constativo. Quindi oggi l'accesso al sacro e' molto piu' agevole, quasi vissuto indossando un paio di jeans e una maglietta o ammirando un'opera di Worhol....sorseggiando un drink al fresco di un'arietta traumatizzante. La minimizzazione dello straordinario e la spettacolarizzazione dell'evento e' divenuta un normale atto di quotidianeita'. D'un tratto cio' che la fenomenologia di alcuni definisce come mondo del pre-categoriale, di altri essere grezzo, il realismo in varie sue forme resistenza dell'essere, Freud e non solo inconscio, Kant la cosa in se', il Vecchio Testamento Dio e' fruibile a prezzi scontati sugli scaffali del supermercato dell'esperire. Non so se si stia assistendo ad una profanizzazione su scala seriale o ad una sacralizzazione del tutto. Propendo personalmente per la seconda ipotesi. Perché? Semplice; con la crisi della religione classica e della sua relazione con il metafisico e con la svolta evangelica del Cristianesimo che rende Dio umano e di conseguenza divinizza l'uomo gia' si erano aperti spiragli tali da incentivare la rimozione di quella che prima avevo chiamato linea di confine delicata fra l'aldila' e l'aldiqua. Se si aggiunge la ivi sopra citata spontanea tendenza a ritornare alle origini di ogni forma di vita, si intuisce che tutte le condizioni di possibilita' di riproposizione di un rapporto con l'Altro nella sua sacralita' maledicente, cioe' nella sua completa indefinibilita' e indistinzione si sono pian piano materializzate e declinate in varie forme a partire dalla modernita'.
Nell'arte per esempio, fino ad arrivare a Warhol, non a caso sopra citato in quanto nella sua produzione pop annulla con un single stroke, cioe' in un colpo solo i confini tra artistico, fantasioso, immaginativo e ordinario, quotidiano, seriale, si pensi alla sua famosa Campbell Soup. Nella letteratura e nella filosofia dove ogni forma di realismo gnoseologico tende a cedere il passo ad istanze ermenutiche tout court e postmoderniste, cancellando in essenza la distinzione fra fatti ed interpretazioni. Gli esempi qui sono svariati, dal pesiero di Lyotard, a quello di Rorty e di tutti gli antirealisti, passando per le terre di mezzo heideggeriane per arrivare alle cime nietzscheane. Nel cinema, ove lo stile narrativo pulp spadroneggia proponendo una tipologia di narrazione materiale, quasi caravaggesca, a stilemi onirici e mostruosi. Nei media ove come prima gia' specificato non si assiste piu' all'evento dello spettacolo, ma alla spettacolalizzazione dell'evento, vedasi teorie sul tagico 11 Settembre visto come la piu' alta forma di Fiction mai esperita. Nella tecnonolgia digitale dove con la ipertestualita' di distruggono in tempi, le cadenze, i canoni del testuale e si passa dalla linearita' e dalla sequenzialita' alla visione a rete, con tutte le sue variabili connettive infinite e circolari. Nella musica dove e' sempre piu'raro inbattersi in armonie classiche e si da' ormai spazio alla atonalita', al suono digitale e masterizzato al posto del vinile o del live. Nella politica, nella sfera della quale approcci sensazionalisti, slogans e protagonismi valgono piu' di programmi di governo razionalmente ponderati. Il culto dell'immagine nella sua immediatezza spazza via i codici ormai desueti del ragionato e del mediato attraverso la critica concettuale. Stessa dinamica in atto su tutti i campi dell'umano vivere sembrerebbe, il che di per se stesso non avrebbe scosso la mia curiosita' piu' di tanto,se qui non ci fosse in ballo nient'altro che il SENSO delle cose come premio regalo...Infatti senza distanza, senza differenza, senza demarcazione viene meno la possibilita' di fondo per una logica della vita. Ove tutto e' permesso, nella sfera dionisiaca di nietzscheana memoria, ove i confini sfumano, ove il globale erode il locale, ove l'assoluto stritola il particolare, ove il virtuale e il possibile non si materializzano mai in essere, vedesi per esempio rapporto finanza- economia reale, a differenza di quanto riteneva Dostoevskij non si vive di liberta' illimitata e non si ballano felici e innocenti le danze del leggiadro. Anzi ove tutto e' permesso, tutto e' diniego, nulla e' sensato. Qui mi inserisco sottolineando, al di la' di analizzare come in questo quadro parafrasando Lacan e Zizek si produca effettivamente il dovere di provare piacere nella modalita' piu' radicale, cinica e intransigente del superio, ritornerò' su cio' in un altro post, come in tale dinamica liquida e sacrale di base non vi sia spazio per il desiderio e dunque il piacere non sia esperibile se non in forma artificiale e liofizzata. Il funzionamento del desiderare e' infatti abbastanza semplice da comprendere. Si desidera e si e' attratti da qualcuno o qualcosa nella misura in cui non se ne sia gia' in possesso. Quindi la distanza fra desiderante e desiderato, fra soggetto e oggetto e' fondamentale affinche vi sia la possibilita' di soddisfare il desiderio stesso. Senza distanza, senza questa spazialita' il desiderio muore e si spegne, al massimo, il che e' anche peggio, si inizia a deporre su se stesso in una pratica masturbatoria e alienante, alimentato solo dalla propria stessa mancanza strutturalee negatività,   letteralmente liquefandosi e perdendosi in spirali infinite lacerato da questo sconfinamento nel sacro. Ma il desiderio sano vive e pretende per soddisfare la sua fame un incontro CON l'altro, il che si da' solo a patti che ci sia una chiara distinzione fra soggetto desiderante e oggetto desiderato. Altrimenti non c'e' piacere e soddifazione, ma solo nichilismo affettivo cancerogeno. Si vive nel tempo dei membri mosci.
 

sabato 18 gennaio 2014

Privacy e vocalita'

Sottotitolo: le urla dei non ascoltati e indefiniti. Dinamiche estremiste a 5 stelle leghiste.
Parte destruens, parte construens, viaggio nella medieata' della polis.

Noi Italiani, come tutte le culture di stampo latino, abbiamo una evidente tendenza alla parola, alla vocalita' in senso ampio, ad una forte connotazione fonetica insomma. Stabilire i limes di tale modalita' espressiva e' compito non facile, ma doveroso per inquadrare il fenomeno in un'ottica razionale. 
Una parte che io definirei produttiva, quindi positiva di questa tendenza e' la voglia di dialogare, di tematizzare e non censurare il variopinto mondo delle emozioni umane, dando loro libero sfogo espressivo onde evitare divieti implososivi tipici  per esempio della cultura vittoriana. La creativita', la musicalita', la innocenza come la spontaneita' del detto, del parlato, dell'espresso sono di solito dinamiche fondanti e testimonianze di senso vitale, di energia, di possibile. A volte a causa della radice fortemente retorica della nostra tradizione culturale, mi riferisco all'ambito nostrano strictu sensu e non all'orizzonte piu' ampio di eredita' latina, pero' il dialogo lascia il passo al monologo, l'espressione al vomito, la parola al grido e questo provoca effetti ben definibili e spesso non auspicabili. Qui il tema del limite e della demarcazione, argomento peraltro profondamente complesso in campo epistemologico e non solo, si pone in tutta la sua drammatica radicalita'.
Riprendendo accenni e motivi gia' esposti in post precedenti, credo sia utile, nel tentativo di descrivere la fenomenologia di questo campo espressivo, stressare l'importanza di una critica ragionevole e possibilmente sagace di tali limes. In parole povere, la di per se stessa godibile espressivita' vocale del nostro popolo ha una spietata e consolidata abitudine ad uscire per cosi' dire dal seminato valicando pericolosi confini per dispiegarsi nella terra dell'altrui pensiero e diritto all'espessione. Questa mania di territorialita' invasiva, di eccesso espressionale, di violazione di comunicazione assertiva manifesta, portandolo a galla, un non detto affatto tascurabile. E' qui che si riaffacciano i demoni della paura e del timore dell'altro, del giudizio esterno, della morale cattolica a basso costo, demoni che stracciano in un  colpo solo all at once, cioe' subitaneamente, i criteri normativi, le leggi nonscritte e la sobrieta' del comunicare sano. Orgie di parole, discorsi autoreferenziali, attachi continui alla sfera di competenza del con noi dialogante si moltiplicano nello sterile e disperato tentativo non tanto di comunicare qualcosa o qualche sentimento all'altro quanto di dimostrare a noi stessi di non star dicendo cialtronerie, attanagliati dalla profonda insicurezza di non sapere e non credere veramente a quello che diciamo e che vogliamo, con un conseguente risultato di asfissia della sfera del prossimo, mutilazione dell' intersoggetivita' e conclamato autismo relazionale.
Da tale scomoda prospettiva comunicativa viene meno ogni possibile spazio per l'incontro, per il rapporto, per l'apertura a nuovi orizzonti di senso possibili, a convergenze valoriali, a condivisioni di esperienze, tutto si inerpica su se stesso in un circolo vizioso di spirali solipsiste. Si parla uno sull'altro, si alza la voce, si urla, si predica unilateralmente con le prorie stesse angoscie. La democrazia della parola decaduta sulle sue stesse ceneri. In tale ambito rivelatore di disperazione, marginalita' e indigenza espressiva nascono fiorenti mille forme estremiste e violente di rivolta, purtroppo sterili e inconcludenti in quanto tali, le rivoluzioni infatti partono sempre prima da un confronto interno con la propria problematicita' per poi aprirsi, dischiudersi e materiallizzarsi nel nuovo non arrocandosi nelle comode vesti satinate della sicurezza prestabilita e della negazione aprioristica. Che siano pentastellate o con il membro duro queste posizioni estreme di chiusura, autoreferenzialita', di manicheismo semplicista, di riduzionismo e revisionismo ad hoc sono solitamente rimedi a breve termine, toppe strumentali, derive di disgusto, rabbia e frustrazione che pero' non affrontano ne' apportano alcun beneficio al nucleo problematico essenziale della apertura al mondo e alla diversita', della rivendicazione di un proprio diritto di esistenza, di espressione, di rispetto da troppo tempo non efficacemente esercitato. Tantomeno nella complessita' del pubblico, del sociale e del politico versioni unilaterali, verita' ad una corsia, enunciati assoluti hanno mai contribuito ad uno sviluppo benevolo della polis e della vita in essa vissuta. La medieta', troppo spesso confusa con la mediocrita' in accezione contemporanea, e' virtu' rara e complessa e non ha nulla a che fare con il compromesso. Non compromette nulla, anzi promette alleanza, dialogicita', incontro, etica del dire e del fare savio. Arte da declinare oggi in una nuove veste contemporanea che tenga conto della flessibilita' e dellla liquidita' del nostro tempo. A chi vuol far politica l'arduo compito.

Disprezzo-timore del nuovo e dell'altrui successo.

Riparto da alcuni concetti presenti nel post precedente: il timore dell'altro e la conseguente autoesaltazione del se',  nonche' dal senso di eccezionalita' figlio del particolarismo immaturo e dalla cecita' o cancrena emotivo/ affettiva. Tutti questi aspetti possono essere letti sul piano psicologico di un qualsivoglia organismo, sia nel singolo individuo che nelle sue organizzazioni plurime sociali o pubbliche quindi, come una tendenza, a mio parere specialmente marcata nella tradizione di cultura latina, a vivere il rapporto con l'alterita' o l'altro da se' in modo talmente traumatico da rallentare, complicare, se non forse addirittura da impedire, spesso sublimandolo, il passaggio all'eta' matura della responsabilita' libera e dell'autonomia e indipendenza dell'io. Credo che ivi risieda il deadlock, cioè' il nucleo problematico, dal quale si possano evincere ed interpretare le carenze e le bizzarie, a questo punto da leggersi quasi come forma di difesa e di sopravvivenza dellla monca identita' del popolo italico nella sua veste pubblica e, non noscandiamolo, anche spesso della intimita' di tanti singoli che concorrono a formare l'immaginario comune, molto realista..peraltro della nostra comunita'.
Perche' come Altro qui si intende semplicemente il mondo, tutto cio' che si differenzia dal se', dal certo, dal conosciuto, dall'abitudinario, dal nuovo. Tutto cio' che e' dato o si da', dipende dalla disposizione realista o costruttivista- trascendentale che vi appartiene, nella sua oggettualita' semplice e concreta, opaca e diffusa. Che lo si descriva in termini lacaniani come ordine simbolico, in termini piu' estremi freudiani come perturbante, in termini decostruttivisti come differenza, ontologici come residualita' dell'essere, religiosi come sacralita', edipici come esternalita' uterina, psicoanalitici come desiderio proiettato sull'io, quindi come superegoita' cinica e spietata, capitalistici come marginalita' da sfruttare per far proliferare la domanda, POCO importa. Il trauma e la PAURA dell'altro, del nuovo, del rischio vero e non calcolato, questa complessa innocente immersione nella varieta' del possibile affettivo ed emotivo nesessita di uno slancio fideistico, di una liberazione del desiderio, di una curiosita' critica fondanti per la maturità' del privato e di conseguenza della sua manifestazione nel pubblico. Vincere il timore del fallimento, dello sconosciuto, del mostruoso per misurare la inegrita' sociale e morale del singolo nella sua tradizione e cultura, per modellare una societa' non piu' ne' eroica, ( ritengo personalmente che si stia ritornando a tale modello di societas con la differenza che il valore e il senso del mito e' quasi scomparso ad oggi sostituito da una nuova cultura dell' immagine non piu' rappresentazionale o simbolica, ma immediata e multimediale allo stesso tempo. Trattero' questo argomento in separata sede comunque) ne' schiava, ma consapevole della propria presenza, verita'  e funzione generativa di senso nella mappatura del mondo della vita. Ogni deriva autoreferenziale non  e' altro che una limitazione masturbatoria entro i confini del sicuro, dell'adolescenziale, un piegarsi alla e sulla paura di scoprirsi esseri liberi e responsabili, de-identificati dal noto e sub-iecti a nuova forma, cioe' immersi nel possibile per materializzarsi in una nuove identita'. Negare all'uomo cio' e' come negare al cittadino il voto, simbolo della propria unicita' e dignità distinta dalle altre. Chi quindi vive ancora attaccato, vincolato, schiavo del perstabilito capita che sia facilmente vittima di una iniziale ribellione giustificata dalla necessita' negata all'autodefinizione, coie' ad eregersi come legge di se stessi, che sfocia nella violenza bieca, nell'invidia dell'altrui successo o semplicemente dell'altrui  liberta' di azione- definizione. 





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Pseudopatologia del complesso da provincia

Il nostro bel paese eredita una dote molto poco comune ad altre nazioni: la compresenza di una moltidutine di sottoculture, microtradizioni, subetnie diverse fra loro in virtu' dell'evoluzione storico-politica dei secoli passati. In nuce l'Italia e' un paese Particolare e parcellizato. E forse e' rimasto tale sin dalla sua nascita, nonostante tentativi di aggregazione, omologazione e riunione operati dall'alto nei piu' svariati campi, da quello linguistico a quello mediatico passando per quello sportivo. Gli azzurri, come i vari media nel tempo, tanto quanto la lingua italiana dissociata da ogni vernacolarita' hanno cercato di svolgere tale funzione unificante, peraltro a mio parere cogliendo un successo molto parziale nella sua efficacia contributiva a formare blocchi di valori, di senso e di appartenenza nonche' di fratellanza e solidarieta' condivisi. Quindi Particolarismo e' la cifra identificativa piu' cogente per caratterizzare l'identita' del popolo nostrano. Particolarismo ovunque, declinato in mille e piu' aspetti del fare e del vivere italiano. Dialetti, cucina, abitudini quotidiane, orari di apertura e chiusura degli esercizi, tratti somatici, ontologie rionali, modi di dire, leggi autoctone, regionalita' diffusa su ampia scala. Il trionfo del particolare, dell'eccedente, del parcellare, del residuale ad un core spirit o ad una weiltanshauung di qualsivoglia sorta regna Sovrano fra noi. Il che non e' di fatto un fattore negativo, anzi e' portatore di creativita', talenti, ingegno e genialita' tipiche della nostra gente. La differenza si schioda dai rigidi limiti dello schematismo normativo e sguazza libera nella vita sociale. Libera, ma non responsabile e conscia del proprio locus e funzione, della bellezza che potrebbe sprigionare se non imbastardita da una autoreferenzialita' ed un conseguente rigetto a priori di ogni forma di pluralita' consapevole, cioe' della sfera pubblica dell'esecizio del singolo. Il particolare che arrogante e narciso, si chiude in se stesso non solo perdendo la propria immaginazione creativa, ma anche autocorrodendosi con il cibo della propria stessa carne per risultare piatto disgustoso per ogni bocca dal palato civico. Singolo sovrano quindi e non popolo si direbbe. E no!! Singolo piegato sulla sua stessa pesante particolarita' e popolo in un sogno di mezza estate, lunga di fatto quasi due secoli. 
Su questo florido background di instabilita' convenuta si sviluppa fra le altre mille storture alle quali non accennero' in questa sede, una forma malata, cosi' almeno si pone agli occhi dell'altro, questo nemico traumaticamente invicibile.., quasi ribelle di provincialismo, la quale, se bieca e riottosa contamina i germogli di ogni verosimile pianta del convivere maturo e rispettoso che si aneli a formare e addirittura forse governare. Questa forma bambinesca, autistica di vivere provincialmente chiusi e stretti nelle proprie sicurezze genere solitamente vari effetti. Le cause sono chiare: paura, se non disinteresse ad affrontare il mondo della vita CON gli altri. Tra i numerosi bizzari e imbarazzanti effetti dicevo si annoverano fenomeni di generi diversi, ma di stampo comune che si distinguono per una singolare motivazione, l'affermazione unilatralmente si scontra con ogni forma di alterita' DOVENDOLA ridurre e porre sotto il proprio controllo/ gestione a tutti i costi, un vero e proprio aut aut.. Esempio classico e puerile: da me si mangia meglio che nel resto del mondo= nel resto del mondo si mangia da schifo= o mangi,tu altro, da me o morrai di fame o mangerai merda. Applicate la stesso generalista, riduzionista lo so!! schemino a molti altri casi e il risultato non cambiera'. Tipo: mio figlio e' il piu' bravo, bello e buono per l'ambito famiglia, la mia squadra di calcio e' la piu' forte, per l'ambito sportivo, la mia idea e' la piu' valida, per l'ambito degli idioti, la mia ragazza e' la piu' figa, per l'ambito dei cervi o stambecchi, la mia terra e' la piu' vera, bella.. per l'ambito di leghismi vari e via discorrendo. Il piu', la piu', ontogenesi della miopia critica e ultima difesa del traumatizzato. Continua apoteosi tardo decadentista e romantica, che pena! del se e del conosciuto, cioe' di cio' che gia' si conosce, del passato conoscitivo, morte della futuribilita', della progettualita', della curiosita' e dell'esperire della storia che verra' maestra vitae agognante nei sogni identici ed eguali di chi nasce singolo e finisce solo. Razzismo, sessismo, bullismo, comorbosita' dei nuclei familiari, cecita' olfattiva nei confronti dei profumi del mondo. Poi capita che si vada all'estero, che il vicino faccia meno paura, che si venga a patti con il freudiano Conturbante e noi italiani facciamo faville. Tanti paricolari per nulla...

Appunti su uno Stato incompiuto

Da circa un anno ho la fortuna, nell'accezione etimologica del termine, di essere tornato a vivere, osservare, sentire, udire, odorare, percorrere i percorsi di senso, si spera ve ne sia piu' di uno oltre a quello di una fatiscente, rabbiosa ma inerte, a volte narcisa e complessa decadenza, del nostro amabile, contorto, balzano e confuso Stato italiano. 
Al fine di non rendere questo post una lungaggine boriosa e seccante a leggersi, cerchero' di sottolineare pochi, ma fondamentali punti d'interesse, spero comune, che caratterizzano a mio modesto parere la realta' nazionale di oggi e forse anche di ieri; peraltro cogliendo l'opportunita' propria di chi ha per parecchi anni vissuto all'estero, di guardare alle cose e nelle cose, riprendendo un concetto di visione estetica caro a Thomas Mann, contemporaneamente. Dentro e fuori l'oggetto d'analisi critica con ingegno, wit e innocenza artistica. Lungi da me asserirmi come spettatore neutrale o portatore di verita' oggettive..lascio a menti divine tale peso inumano e ab-solutus.
P.S. Leggasi annosa querelle Kant e la filosofia del limite vs idealismi vari di stampo immanentista-totalitario.
Basta chiacchiere e intendimenti metodologici di sorta! Via con i trigger points:

1) Dell'impunita' e delle sue derive effettuali.
Una delle prime e piu' lampanti cose che mi ha colpito, risvegliando brame giovanili di anarchia/menefreghismo/ignoranza civica, fra l'altro ancora a tratti seducenti causa DNA di cultura latina,e' sicuramente il senso di impunita' diffuso in modo capillare in moltissimi strati della vita pubblica italica.
Poco importa qui fare differenzazioni di eta', ceto, credo, occupazione o specifica provenienza geografica. Il sentirsi impunibili e' trasversale a tutto cio'; esso si manifesta quieto, sicuro e altezzoso in ogni sfera del fare civico. Ride e si compiace della propria esclusivita' come un arbiter che fissate delle regole generali di buon senso adolecenzialmente le evita sogghignando convinto della propria stessa furbizia 😧 se non addirittura del prorio stesso diritto a fare tutto senza alcun limite benedicendo dall'alto le tristi e mazziate..vallli dell'ordinato/ordinario. Sbuffa quando per puro caso debba scendere a valle e porta con se in queste inaspettate e inaccetabili discese uno dei suoi parenti piu' stretti, il for granted, cioe' il dato per scontanto, che a sua volta viene spesso accompagnato dallo sdegno e dalla conseguente frustrazione per incredibilmente vedersi ritrovato ove i recinti della norma e del convivere ordinario hanno ancora una altezza non facilmente valicabile. Il sacro si imbastardisce nella comune ritualita' popolana. Che oltraggio.
Effetti collaterali del senso di impunita' si stagliano sull'orizzone nostrano in mille fogge: idiosincrasia per ogni forma di flia, compulsione a gettare rifiuti negli appositi luoghi di raccolta, cioe' OVUNQUE, ius primae noctis su sconti, pagamenti, ingressi gratuiti, concessioni, cronica tendenza di fatto a non tollerare la messa in discussione della propria eccezionalita'. 
Derive effettuali: evasione fiscale, corruzione, consociativismo widespread, estremismo, personalismo, deindentificazione dalle istituzioni, capitalismo del non rischio, assenza di trasparenza, consolidamento dei poteri in grumi sempre piu' spessi e solidi, immobilizzazione del mercato, mancanza di competitivita' reale ed equa, estetizzazione della politica, dell'informazione, dei media, dei rapporti sociali, privatizzazione della ricchezza, mercificazione delle risorse umane, insomma PARALISI del corpo statale e asfissia del quotidiano.