Su questo florido background di instabilita' convenuta si sviluppa fra le altre mille storture alle quali non accennero' in questa sede, una forma malata, cosi' almeno si pone agli occhi dell'altro, questo nemico traumaticamente invicibile.., quasi ribelle di provincialismo, la quale, se bieca e riottosa contamina i germogli di ogni verosimile pianta del convivere maturo e rispettoso che si aneli a formare e addirittura forse governare. Questa forma bambinesca, autistica di vivere provincialmente chiusi e stretti nelle proprie sicurezze genere solitamente vari effetti. Le cause sono chiare: paura, se non disinteresse ad affrontare il mondo della vita CON gli altri. Tra i numerosi bizzari e imbarazzanti effetti dicevo si annoverano fenomeni di generi diversi, ma di stampo comune che si distinguono per una singolare motivazione, l'affermazione unilatralmente si scontra con ogni forma di alterita' DOVENDOLA ridurre e porre sotto il proprio controllo/ gestione a tutti i costi, un vero e proprio aut aut.. Esempio classico e puerile: da me si mangia meglio che nel resto del mondo= nel resto del mondo si mangia da schifo= o mangi,tu altro, da me o morrai di fame o mangerai merda. Applicate la stesso generalista, riduzionista lo so!! schemino a molti altri casi e il risultato non cambiera'. Tipo: mio figlio e' il piu' bravo, bello e buono per l'ambito famiglia, la mia squadra di calcio e' la piu' forte, per l'ambito sportivo, la mia idea e' la piu' valida, per l'ambito degli idioti, la mia ragazza e' la piu' figa, per l'ambito dei cervi o stambecchi, la mia terra e' la piu' vera, bella.. per l'ambito di leghismi vari e via discorrendo. Il piu', la piu', ontogenesi della miopia critica e ultima difesa del traumatizzato. Continua apoteosi tardo decadentista e romantica, che pena! del se e del conosciuto, cioe' di cio' che gia' si conosce, del passato conoscitivo, morte della futuribilita', della progettualita', della curiosita' e dell'esperire della storia che verra' maestra vitae agognante nei sogni identici ed eguali di chi nasce singolo e finisce solo. Razzismo, sessismo, bullismo, comorbosita' dei nuclei familiari, cecita' olfattiva nei confronti dei profumi del mondo. Poi capita che si vada all'estero, che il vicino faccia meno paura, che si venga a patti con il freudiano Conturbante e noi italiani facciamo faville. Tanti paricolari per nulla...
sabato 18 gennaio 2014
Pseudopatologia del complesso da provincia
Il nostro bel paese eredita una dote molto poco comune ad altre nazioni: la compresenza di una moltidutine di sottoculture, microtradizioni, subetnie diverse fra loro in virtu' dell'evoluzione storico-politica dei secoli passati. In nuce l'Italia e' un paese Particolare e parcellizato. E forse e' rimasto tale sin dalla sua nascita, nonostante tentativi di aggregazione, omologazione e riunione operati dall'alto nei piu' svariati campi, da quello linguistico a quello mediatico passando per quello sportivo. Gli azzurri, come i vari media nel tempo, tanto quanto la lingua italiana dissociata da ogni vernacolarita' hanno cercato di svolgere tale funzione unificante, peraltro a mio parere cogliendo un successo molto parziale nella sua efficacia contributiva a formare blocchi di valori, di senso e di appartenenza nonche' di fratellanza e solidarieta' condivisi. Quindi Particolarismo e' la cifra identificativa piu' cogente per caratterizzare l'identita' del popolo nostrano. Particolarismo ovunque, declinato in mille e piu' aspetti del fare e del vivere italiano. Dialetti, cucina, abitudini quotidiane, orari di apertura e chiusura degli esercizi, tratti somatici, ontologie rionali, modi di dire, leggi autoctone, regionalita' diffusa su ampia scala. Il trionfo del particolare, dell'eccedente, del parcellare, del residuale ad un core spirit o ad una weiltanshauung di qualsivoglia sorta regna Sovrano fra noi. Il che non e' di fatto un fattore negativo, anzi e' portatore di creativita', talenti, ingegno e genialita' tipiche della nostra gente. La differenza si schioda dai rigidi limiti dello schematismo normativo e sguazza libera nella vita sociale. Libera, ma non responsabile e conscia del proprio locus e funzione, della bellezza che potrebbe sprigionare se non imbastardita da una autoreferenzialita' ed un conseguente rigetto a priori di ogni forma di pluralita' consapevole, cioe' della sfera pubblica dell'esecizio del singolo. Il particolare che arrogante e narciso, si chiude in se stesso non solo perdendo la propria immaginazione creativa, ma anche autocorrodendosi con il cibo della propria stessa carne per risultare piatto disgustoso per ogni bocca dal palato civico. Singolo sovrano quindi e non popolo si direbbe. E no!! Singolo piegato sulla sua stessa pesante particolarita' e popolo in un sogno di mezza estate, lunga di fatto quasi due secoli.
Ubicazione:
Santa Croce Firenze
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