sabato 18 gennaio 2014

Appunti su uno Stato incompiuto

Da circa un anno ho la fortuna, nell'accezione etimologica del termine, di essere tornato a vivere, osservare, sentire, udire, odorare, percorrere i percorsi di senso, si spera ve ne sia piu' di uno oltre a quello di una fatiscente, rabbiosa ma inerte, a volte narcisa e complessa decadenza, del nostro amabile, contorto, balzano e confuso Stato italiano. 
Al fine di non rendere questo post una lungaggine boriosa e seccante a leggersi, cerchero' di sottolineare pochi, ma fondamentali punti d'interesse, spero comune, che caratterizzano a mio modesto parere la realta' nazionale di oggi e forse anche di ieri; peraltro cogliendo l'opportunita' propria di chi ha per parecchi anni vissuto all'estero, di guardare alle cose e nelle cose, riprendendo un concetto di visione estetica caro a Thomas Mann, contemporaneamente. Dentro e fuori l'oggetto d'analisi critica con ingegno, wit e innocenza artistica. Lungi da me asserirmi come spettatore neutrale o portatore di verita' oggettive..lascio a menti divine tale peso inumano e ab-solutus.
P.S. Leggasi annosa querelle Kant e la filosofia del limite vs idealismi vari di stampo immanentista-totalitario.
Basta chiacchiere e intendimenti metodologici di sorta! Via con i trigger points:

1) Dell'impunita' e delle sue derive effettuali.
Una delle prime e piu' lampanti cose che mi ha colpito, risvegliando brame giovanili di anarchia/menefreghismo/ignoranza civica, fra l'altro ancora a tratti seducenti causa DNA di cultura latina,e' sicuramente il senso di impunita' diffuso in modo capillare in moltissimi strati della vita pubblica italica.
Poco importa qui fare differenzazioni di eta', ceto, credo, occupazione o specifica provenienza geografica. Il sentirsi impunibili e' trasversale a tutto cio'; esso si manifesta quieto, sicuro e altezzoso in ogni sfera del fare civico. Ride e si compiace della propria esclusivita' come un arbiter che fissate delle regole generali di buon senso adolecenzialmente le evita sogghignando convinto della propria stessa furbizia 😧 se non addirittura del prorio stesso diritto a fare tutto senza alcun limite benedicendo dall'alto le tristi e mazziate..vallli dell'ordinato/ordinario. Sbuffa quando per puro caso debba scendere a valle e porta con se in queste inaspettate e inaccetabili discese uno dei suoi parenti piu' stretti, il for granted, cioe' il dato per scontanto, che a sua volta viene spesso accompagnato dallo sdegno e dalla conseguente frustrazione per incredibilmente vedersi ritrovato ove i recinti della norma e del convivere ordinario hanno ancora una altezza non facilmente valicabile. Il sacro si imbastardisce nella comune ritualita' popolana. Che oltraggio.
Effetti collaterali del senso di impunita' si stagliano sull'orizzone nostrano in mille fogge: idiosincrasia per ogni forma di flia, compulsione a gettare rifiuti negli appositi luoghi di raccolta, cioe' OVUNQUE, ius primae noctis su sconti, pagamenti, ingressi gratuiti, concessioni, cronica tendenza di fatto a non tollerare la messa in discussione della propria eccezionalita'. 
Derive effettuali: evasione fiscale, corruzione, consociativismo widespread, estremismo, personalismo, deindentificazione dalle istituzioni, capitalismo del non rischio, assenza di trasparenza, consolidamento dei poteri in grumi sempre piu' spessi e solidi, immobilizzazione del mercato, mancanza di competitivita' reale ed equa, estetizzazione della politica, dell'informazione, dei media, dei rapporti sociali, privatizzazione della ricchezza, mercificazione delle risorse umane, insomma PARALISI del corpo statale e asfissia del quotidiano.





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