giovedì 6 febbraio 2014

Del sacro e del suo annullamento nella pratica contemporanea.

Sacer nella sua accezione etimologica significa sacro come maledetto. Prendendo spunto da tale ambiguita' linguistica e di senso, analizzata peraltro magistralmente nel primo capitolo del "Cristianesimo, la religione dal cielo vuoto" di Umberto Eco, tentero' umilmente di illustrare il rapporto ad oggi in essere fra sacralita' e profanita', analizzando in modo particolare le risultanze di tale rapporto nell'ambito della sfera del piacere e del desiderio.
Sacro dunque, come accennato in precedenza, e' quel luogo ove il principio di non contraddizione e conseguentemente di identita' non e' dato, e' il luogo ancestrale dove convivono gli opposti, e' quel magma originario dal quale tutto, umanita' compresa, deriva. Io lo definisco mondo liquido, proprio perche' non vi e' differenza, regna sovrana l'indistinzione e l'ambiguita', tutto fluisce nello scorrere continuo del molteplice e di coordinate, come di riferimenti non si trova traccia. Opposto ad esso l'uomo ha sviluppato nel suo evolversi una necessaria distanza al fine di sopravvivere nel e al mondo e conservarsi per perpetrare la vita della propria specie. Cio' organizzando lo spazio della ragione, del logico e del causale in modo da poter convivere attraverso norme e regole, in primis linguistiche, dando cosi' vita alla societa', alla cultura, alla comunicazione evitando effetti caotici e anarchici chiaramente in opposizione ad una ratio fondante e organizzatrice della vita comune e del senso delle cose. Questa separazione, questa distanza necessaria dal materico indistinto e' inizialmente nata nell'ambito religioso, religione infatti etimologicamente significa recinzione, tale ambito ha quindi nei secoli pian piano operato tale scisscione definendo, sostituendosi al mito, due realta' diverse e incompatibili fra loro. Appunto il sacro e il profano, cio' che e' al di la' e cio' che e' al di qua di una linea di confine netta, ma non per questo invalicabile. Perche' il richiamo all'origine e' proprio di ogni forma di vita in quanto memoria collettiva indelebile. Semplificando e molto la questio e scusandomi preventivamente per ogni tipo di riduzionismo da tavola calda, il dualismo che qui si presenta e del quale si e' fatto garante la religione per molto tempo e' essenzialmente dunque questo:
ignoto vs conosciuto, caotico vs organizzato, liquido vs solido, precategoriale vs categoriale, folle vs razionale, orgasmico vs quieto, infinito vs finito, illimitato vs limitato, immediato vs mediato, digitale vs analitico. Il punto qui e' molto delicato, infatti l'opera di recinzione, di separazione, di disgiunzione della religione, opera fondamentale che attraverso il rito e il sacrificio, ha permesso lo sviluppo dell'umanita' su binari di logica, di normativizzazione, di regolamentazione socio-culturale da un po' tende a venir meno, o almeno gli uomini non la riconoscono piu' come propria. Le garanzie dall'informita' del sacro e dalla sua mostruosita' vacillano e gia' da qualche secolo si vive al di la' del bene e del male. Sia chiaro che la mia non si pone assolutamente come interpretazione o analisi morale, ma ha solo valore constativo. Quindi oggi l'accesso al sacro e' molto piu' agevole, quasi vissuto indossando un paio di jeans e una maglietta o ammirando un'opera di Worhol....sorseggiando un drink al fresco di un'arietta traumatizzante. La minimizzazione dello straordinario e la spettacolarizzazione dell'evento e' divenuta un normale atto di quotidianeita'. D'un tratto cio' che la fenomenologia di alcuni definisce come mondo del pre-categoriale, di altri essere grezzo, il realismo in varie sue forme resistenza dell'essere, Freud e non solo inconscio, Kant la cosa in se', il Vecchio Testamento Dio e' fruibile a prezzi scontati sugli scaffali del supermercato dell'esperire. Non so se si stia assistendo ad una profanizzazione su scala seriale o ad una sacralizzazione del tutto. Propendo personalmente per la seconda ipotesi. Perché? Semplice; con la crisi della religione classica e della sua relazione con il metafisico e con la svolta evangelica del Cristianesimo che rende Dio umano e di conseguenza divinizza l'uomo gia' si erano aperti spiragli tali da incentivare la rimozione di quella che prima avevo chiamato linea di confine delicata fra l'aldila' e l'aldiqua. Se si aggiunge la ivi sopra citata spontanea tendenza a ritornare alle origini di ogni forma di vita, si intuisce che tutte le condizioni di possibilita' di riproposizione di un rapporto con l'Altro nella sua sacralita' maledicente, cioe' nella sua completa indefinibilita' e indistinzione si sono pian piano materializzate e declinate in varie forme a partire dalla modernita'.
Nell'arte per esempio, fino ad arrivare a Warhol, non a caso sopra citato in quanto nella sua produzione pop annulla con un single stroke, cioe' in un colpo solo i confini tra artistico, fantasioso, immaginativo e ordinario, quotidiano, seriale, si pensi alla sua famosa Campbell Soup. Nella letteratura e nella filosofia dove ogni forma di realismo gnoseologico tende a cedere il passo ad istanze ermenutiche tout court e postmoderniste, cancellando in essenza la distinzione fra fatti ed interpretazioni. Gli esempi qui sono svariati, dal pesiero di Lyotard, a quello di Rorty e di tutti gli antirealisti, passando per le terre di mezzo heideggeriane per arrivare alle cime nietzscheane. Nel cinema, ove lo stile narrativo pulp spadroneggia proponendo una tipologia di narrazione materiale, quasi caravaggesca, a stilemi onirici e mostruosi. Nei media ove come prima gia' specificato non si assiste piu' all'evento dello spettacolo, ma alla spettacolalizzazione dell'evento, vedasi teorie sul tagico 11 Settembre visto come la piu' alta forma di Fiction mai esperita. Nella tecnonolgia digitale dove con la ipertestualita' di distruggono in tempi, le cadenze, i canoni del testuale e si passa dalla linearita' e dalla sequenzialita' alla visione a rete, con tutte le sue variabili connettive infinite e circolari. Nella musica dove e' sempre piu'raro inbattersi in armonie classiche e si da' ormai spazio alla atonalita', al suono digitale e masterizzato al posto del vinile o del live. Nella politica, nella sfera della quale approcci sensazionalisti, slogans e protagonismi valgono piu' di programmi di governo razionalmente ponderati. Il culto dell'immagine nella sua immediatezza spazza via i codici ormai desueti del ragionato e del mediato attraverso la critica concettuale. Stessa dinamica in atto su tutti i campi dell'umano vivere sembrerebbe, il che di per se stesso non avrebbe scosso la mia curiosita' piu' di tanto,se qui non ci fosse in ballo nient'altro che il SENSO delle cose come premio regalo...Infatti senza distanza, senza differenza, senza demarcazione viene meno la possibilita' di fondo per una logica della vita. Ove tutto e' permesso, nella sfera dionisiaca di nietzscheana memoria, ove i confini sfumano, ove il globale erode il locale, ove l'assoluto stritola il particolare, ove il virtuale e il possibile non si materializzano mai in essere, vedesi per esempio rapporto finanza- economia reale, a differenza di quanto riteneva Dostoevskij non si vive di liberta' illimitata e non si ballano felici e innocenti le danze del leggiadro. Anzi ove tutto e' permesso, tutto e' diniego, nulla e' sensato. Qui mi inserisco sottolineando, al di la' di analizzare come in questo quadro parafrasando Lacan e Zizek si produca effettivamente il dovere di provare piacere nella modalita' piu' radicale, cinica e intransigente del superio, ritornerò' su cio' in un altro post, come in tale dinamica liquida e sacrale di base non vi sia spazio per il desiderio e dunque il piacere non sia esperibile se non in forma artificiale e liofizzata. Il funzionamento del desiderare e' infatti abbastanza semplice da comprendere. Si desidera e si e' attratti da qualcuno o qualcosa nella misura in cui non se ne sia gia' in possesso. Quindi la distanza fra desiderante e desiderato, fra soggetto e oggetto e' fondamentale affinche vi sia la possibilita' di soddisfare il desiderio stesso. Senza distanza, senza questa spazialita' il desiderio muore e si spegne, al massimo, il che e' anche peggio, si inizia a deporre su se stesso in una pratica masturbatoria e alienante, alimentato solo dalla propria stessa mancanza strutturalee negatività,   letteralmente liquefandosi e perdendosi in spirali infinite lacerato da questo sconfinamento nel sacro. Ma il desiderio sano vive e pretende per soddisfare la sua fame un incontro CON l'altro, il che si da' solo a patti che ci sia una chiara distinzione fra soggetto desiderante e oggetto desiderato. Altrimenti non c'e' piacere e soddifazione, ma solo nichilismo affettivo cancerogeno. Si vive nel tempo dei membri mosci.
 

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