sabato 18 gennaio 2014

Privacy e vocalita'

Sottotitolo: le urla dei non ascoltati e indefiniti. Dinamiche estremiste a 5 stelle leghiste.
Parte destruens, parte construens, viaggio nella medieata' della polis.

Noi Italiani, come tutte le culture di stampo latino, abbiamo una evidente tendenza alla parola, alla vocalita' in senso ampio, ad una forte connotazione fonetica insomma. Stabilire i limes di tale modalita' espressiva e' compito non facile, ma doveroso per inquadrare il fenomeno in un'ottica razionale. 
Una parte che io definirei produttiva, quindi positiva di questa tendenza e' la voglia di dialogare, di tematizzare e non censurare il variopinto mondo delle emozioni umane, dando loro libero sfogo espressivo onde evitare divieti implososivi tipici  per esempio della cultura vittoriana. La creativita', la musicalita', la innocenza come la spontaneita' del detto, del parlato, dell'espresso sono di solito dinamiche fondanti e testimonianze di senso vitale, di energia, di possibile. A volte a causa della radice fortemente retorica della nostra tradizione culturale, mi riferisco all'ambito nostrano strictu sensu e non all'orizzonte piu' ampio di eredita' latina, pero' il dialogo lascia il passo al monologo, l'espressione al vomito, la parola al grido e questo provoca effetti ben definibili e spesso non auspicabili. Qui il tema del limite e della demarcazione, argomento peraltro profondamente complesso in campo epistemologico e non solo, si pone in tutta la sua drammatica radicalita'.
Riprendendo accenni e motivi gia' esposti in post precedenti, credo sia utile, nel tentativo di descrivere la fenomenologia di questo campo espressivo, stressare l'importanza di una critica ragionevole e possibilmente sagace di tali limes. In parole povere, la di per se stessa godibile espressivita' vocale del nostro popolo ha una spietata e consolidata abitudine ad uscire per cosi' dire dal seminato valicando pericolosi confini per dispiegarsi nella terra dell'altrui pensiero e diritto all'espessione. Questa mania di territorialita' invasiva, di eccesso espressionale, di violazione di comunicazione assertiva manifesta, portandolo a galla, un non detto affatto tascurabile. E' qui che si riaffacciano i demoni della paura e del timore dell'altro, del giudizio esterno, della morale cattolica a basso costo, demoni che stracciano in un  colpo solo all at once, cioe' subitaneamente, i criteri normativi, le leggi nonscritte e la sobrieta' del comunicare sano. Orgie di parole, discorsi autoreferenziali, attachi continui alla sfera di competenza del con noi dialogante si moltiplicano nello sterile e disperato tentativo non tanto di comunicare qualcosa o qualche sentimento all'altro quanto di dimostrare a noi stessi di non star dicendo cialtronerie, attanagliati dalla profonda insicurezza di non sapere e non credere veramente a quello che diciamo e che vogliamo, con un conseguente risultato di asfissia della sfera del prossimo, mutilazione dell' intersoggetivita' e conclamato autismo relazionale.
Da tale scomoda prospettiva comunicativa viene meno ogni possibile spazio per l'incontro, per il rapporto, per l'apertura a nuovi orizzonti di senso possibili, a convergenze valoriali, a condivisioni di esperienze, tutto si inerpica su se stesso in un circolo vizioso di spirali solipsiste. Si parla uno sull'altro, si alza la voce, si urla, si predica unilateralmente con le prorie stesse angoscie. La democrazia della parola decaduta sulle sue stesse ceneri. In tale ambito rivelatore di disperazione, marginalita' e indigenza espressiva nascono fiorenti mille forme estremiste e violente di rivolta, purtroppo sterili e inconcludenti in quanto tali, le rivoluzioni infatti partono sempre prima da un confronto interno con la propria problematicita' per poi aprirsi, dischiudersi e materiallizzarsi nel nuovo non arrocandosi nelle comode vesti satinate della sicurezza prestabilita e della negazione aprioristica. Che siano pentastellate o con il membro duro queste posizioni estreme di chiusura, autoreferenzialita', di manicheismo semplicista, di riduzionismo e revisionismo ad hoc sono solitamente rimedi a breve termine, toppe strumentali, derive di disgusto, rabbia e frustrazione che pero' non affrontano ne' apportano alcun beneficio al nucleo problematico essenziale della apertura al mondo e alla diversita', della rivendicazione di un proprio diritto di esistenza, di espressione, di rispetto da troppo tempo non efficacemente esercitato. Tantomeno nella complessita' del pubblico, del sociale e del politico versioni unilaterali, verita' ad una corsia, enunciati assoluti hanno mai contribuito ad uno sviluppo benevolo della polis e della vita in essa vissuta. La medieta', troppo spesso confusa con la mediocrita' in accezione contemporanea, e' virtu' rara e complessa e non ha nulla a che fare con il compromesso. Non compromette nulla, anzi promette alleanza, dialogicita', incontro, etica del dire e del fare savio. Arte da declinare oggi in una nuove veste contemporanea che tenga conto della flessibilita' e dellla liquidita' del nostro tempo. A chi vuol far politica l'arduo compito.

Disprezzo-timore del nuovo e dell'altrui successo.

Riparto da alcuni concetti presenti nel post precedente: il timore dell'altro e la conseguente autoesaltazione del se',  nonche' dal senso di eccezionalita' figlio del particolarismo immaturo e dalla cecita' o cancrena emotivo/ affettiva. Tutti questi aspetti possono essere letti sul piano psicologico di un qualsivoglia organismo, sia nel singolo individuo che nelle sue organizzazioni plurime sociali o pubbliche quindi, come una tendenza, a mio parere specialmente marcata nella tradizione di cultura latina, a vivere il rapporto con l'alterita' o l'altro da se' in modo talmente traumatico da rallentare, complicare, se non forse addirittura da impedire, spesso sublimandolo, il passaggio all'eta' matura della responsabilita' libera e dell'autonomia e indipendenza dell'io. Credo che ivi risieda il deadlock, cioè' il nucleo problematico, dal quale si possano evincere ed interpretare le carenze e le bizzarie, a questo punto da leggersi quasi come forma di difesa e di sopravvivenza dellla monca identita' del popolo italico nella sua veste pubblica e, non noscandiamolo, anche spesso della intimita' di tanti singoli che concorrono a formare l'immaginario comune, molto realista..peraltro della nostra comunita'.
Perche' come Altro qui si intende semplicemente il mondo, tutto cio' che si differenzia dal se', dal certo, dal conosciuto, dall'abitudinario, dal nuovo. Tutto cio' che e' dato o si da', dipende dalla disposizione realista o costruttivista- trascendentale che vi appartiene, nella sua oggettualita' semplice e concreta, opaca e diffusa. Che lo si descriva in termini lacaniani come ordine simbolico, in termini piu' estremi freudiani come perturbante, in termini decostruttivisti come differenza, ontologici come residualita' dell'essere, religiosi come sacralita', edipici come esternalita' uterina, psicoanalitici come desiderio proiettato sull'io, quindi come superegoita' cinica e spietata, capitalistici come marginalita' da sfruttare per far proliferare la domanda, POCO importa. Il trauma e la PAURA dell'altro, del nuovo, del rischio vero e non calcolato, questa complessa innocente immersione nella varieta' del possibile affettivo ed emotivo nesessita di uno slancio fideistico, di una liberazione del desiderio, di una curiosita' critica fondanti per la maturità' del privato e di conseguenza della sua manifestazione nel pubblico. Vincere il timore del fallimento, dello sconosciuto, del mostruoso per misurare la inegrita' sociale e morale del singolo nella sua tradizione e cultura, per modellare una societa' non piu' ne' eroica, ( ritengo personalmente che si stia ritornando a tale modello di societas con la differenza che il valore e il senso del mito e' quasi scomparso ad oggi sostituito da una nuova cultura dell' immagine non piu' rappresentazionale o simbolica, ma immediata e multimediale allo stesso tempo. Trattero' questo argomento in separata sede comunque) ne' schiava, ma consapevole della propria presenza, verita'  e funzione generativa di senso nella mappatura del mondo della vita. Ogni deriva autoreferenziale non  e' altro che una limitazione masturbatoria entro i confini del sicuro, dell'adolescenziale, un piegarsi alla e sulla paura di scoprirsi esseri liberi e responsabili, de-identificati dal noto e sub-iecti a nuova forma, cioe' immersi nel possibile per materializzarsi in una nuove identita'. Negare all'uomo cio' e' come negare al cittadino il voto, simbolo della propria unicita' e dignità distinta dalle altre. Chi quindi vive ancora attaccato, vincolato, schiavo del perstabilito capita che sia facilmente vittima di una iniziale ribellione giustificata dalla necessita' negata all'autodefinizione, coie' ad eregersi come legge di se stessi, che sfocia nella violenza bieca, nell'invidia dell'altrui successo o semplicemente dell'altrui  liberta' di azione- definizione. 





.        


Pseudopatologia del complesso da provincia

Il nostro bel paese eredita una dote molto poco comune ad altre nazioni: la compresenza di una moltidutine di sottoculture, microtradizioni, subetnie diverse fra loro in virtu' dell'evoluzione storico-politica dei secoli passati. In nuce l'Italia e' un paese Particolare e parcellizato. E forse e' rimasto tale sin dalla sua nascita, nonostante tentativi di aggregazione, omologazione e riunione operati dall'alto nei piu' svariati campi, da quello linguistico a quello mediatico passando per quello sportivo. Gli azzurri, come i vari media nel tempo, tanto quanto la lingua italiana dissociata da ogni vernacolarita' hanno cercato di svolgere tale funzione unificante, peraltro a mio parere cogliendo un successo molto parziale nella sua efficacia contributiva a formare blocchi di valori, di senso e di appartenenza nonche' di fratellanza e solidarieta' condivisi. Quindi Particolarismo e' la cifra identificativa piu' cogente per caratterizzare l'identita' del popolo nostrano. Particolarismo ovunque, declinato in mille e piu' aspetti del fare e del vivere italiano. Dialetti, cucina, abitudini quotidiane, orari di apertura e chiusura degli esercizi, tratti somatici, ontologie rionali, modi di dire, leggi autoctone, regionalita' diffusa su ampia scala. Il trionfo del particolare, dell'eccedente, del parcellare, del residuale ad un core spirit o ad una weiltanshauung di qualsivoglia sorta regna Sovrano fra noi. Il che non e' di fatto un fattore negativo, anzi e' portatore di creativita', talenti, ingegno e genialita' tipiche della nostra gente. La differenza si schioda dai rigidi limiti dello schematismo normativo e sguazza libera nella vita sociale. Libera, ma non responsabile e conscia del proprio locus e funzione, della bellezza che potrebbe sprigionare se non imbastardita da una autoreferenzialita' ed un conseguente rigetto a priori di ogni forma di pluralita' consapevole, cioe' della sfera pubblica dell'esecizio del singolo. Il particolare che arrogante e narciso, si chiude in se stesso non solo perdendo la propria immaginazione creativa, ma anche autocorrodendosi con il cibo della propria stessa carne per risultare piatto disgustoso per ogni bocca dal palato civico. Singolo sovrano quindi e non popolo si direbbe. E no!! Singolo piegato sulla sua stessa pesante particolarita' e popolo in un sogno di mezza estate, lunga di fatto quasi due secoli. 
Su questo florido background di instabilita' convenuta si sviluppa fra le altre mille storture alle quali non accennero' in questa sede, una forma malata, cosi' almeno si pone agli occhi dell'altro, questo nemico traumaticamente invicibile.., quasi ribelle di provincialismo, la quale, se bieca e riottosa contamina i germogli di ogni verosimile pianta del convivere maturo e rispettoso che si aneli a formare e addirittura forse governare. Questa forma bambinesca, autistica di vivere provincialmente chiusi e stretti nelle proprie sicurezze genere solitamente vari effetti. Le cause sono chiare: paura, se non disinteresse ad affrontare il mondo della vita CON gli altri. Tra i numerosi bizzari e imbarazzanti effetti dicevo si annoverano fenomeni di generi diversi, ma di stampo comune che si distinguono per una singolare motivazione, l'affermazione unilatralmente si scontra con ogni forma di alterita' DOVENDOLA ridurre e porre sotto il proprio controllo/ gestione a tutti i costi, un vero e proprio aut aut.. Esempio classico e puerile: da me si mangia meglio che nel resto del mondo= nel resto del mondo si mangia da schifo= o mangi,tu altro, da me o morrai di fame o mangerai merda. Applicate la stesso generalista, riduzionista lo so!! schemino a molti altri casi e il risultato non cambiera'. Tipo: mio figlio e' il piu' bravo, bello e buono per l'ambito famiglia, la mia squadra di calcio e' la piu' forte, per l'ambito sportivo, la mia idea e' la piu' valida, per l'ambito degli idioti, la mia ragazza e' la piu' figa, per l'ambito dei cervi o stambecchi, la mia terra e' la piu' vera, bella.. per l'ambito di leghismi vari e via discorrendo. Il piu', la piu', ontogenesi della miopia critica e ultima difesa del traumatizzato. Continua apoteosi tardo decadentista e romantica, che pena! del se e del conosciuto, cioe' di cio' che gia' si conosce, del passato conoscitivo, morte della futuribilita', della progettualita', della curiosita' e dell'esperire della storia che verra' maestra vitae agognante nei sogni identici ed eguali di chi nasce singolo e finisce solo. Razzismo, sessismo, bullismo, comorbosita' dei nuclei familiari, cecita' olfattiva nei confronti dei profumi del mondo. Poi capita che si vada all'estero, che il vicino faccia meno paura, che si venga a patti con il freudiano Conturbante e noi italiani facciamo faville. Tanti paricolari per nulla...

Appunti su uno Stato incompiuto

Da circa un anno ho la fortuna, nell'accezione etimologica del termine, di essere tornato a vivere, osservare, sentire, udire, odorare, percorrere i percorsi di senso, si spera ve ne sia piu' di uno oltre a quello di una fatiscente, rabbiosa ma inerte, a volte narcisa e complessa decadenza, del nostro amabile, contorto, balzano e confuso Stato italiano. 
Al fine di non rendere questo post una lungaggine boriosa e seccante a leggersi, cerchero' di sottolineare pochi, ma fondamentali punti d'interesse, spero comune, che caratterizzano a mio modesto parere la realta' nazionale di oggi e forse anche di ieri; peraltro cogliendo l'opportunita' propria di chi ha per parecchi anni vissuto all'estero, di guardare alle cose e nelle cose, riprendendo un concetto di visione estetica caro a Thomas Mann, contemporaneamente. Dentro e fuori l'oggetto d'analisi critica con ingegno, wit e innocenza artistica. Lungi da me asserirmi come spettatore neutrale o portatore di verita' oggettive..lascio a menti divine tale peso inumano e ab-solutus.
P.S. Leggasi annosa querelle Kant e la filosofia del limite vs idealismi vari di stampo immanentista-totalitario.
Basta chiacchiere e intendimenti metodologici di sorta! Via con i trigger points:

1) Dell'impunita' e delle sue derive effettuali.
Una delle prime e piu' lampanti cose che mi ha colpito, risvegliando brame giovanili di anarchia/menefreghismo/ignoranza civica, fra l'altro ancora a tratti seducenti causa DNA di cultura latina,e' sicuramente il senso di impunita' diffuso in modo capillare in moltissimi strati della vita pubblica italica.
Poco importa qui fare differenzazioni di eta', ceto, credo, occupazione o specifica provenienza geografica. Il sentirsi impunibili e' trasversale a tutto cio'; esso si manifesta quieto, sicuro e altezzoso in ogni sfera del fare civico. Ride e si compiace della propria esclusivita' come un arbiter che fissate delle regole generali di buon senso adolecenzialmente le evita sogghignando convinto della propria stessa furbizia 😧 se non addirittura del prorio stesso diritto a fare tutto senza alcun limite benedicendo dall'alto le tristi e mazziate..vallli dell'ordinato/ordinario. Sbuffa quando per puro caso debba scendere a valle e porta con se in queste inaspettate e inaccetabili discese uno dei suoi parenti piu' stretti, il for granted, cioe' il dato per scontanto, che a sua volta viene spesso accompagnato dallo sdegno e dalla conseguente frustrazione per incredibilmente vedersi ritrovato ove i recinti della norma e del convivere ordinario hanno ancora una altezza non facilmente valicabile. Il sacro si imbastardisce nella comune ritualita' popolana. Che oltraggio.
Effetti collaterali del senso di impunita' si stagliano sull'orizzone nostrano in mille fogge: idiosincrasia per ogni forma di flia, compulsione a gettare rifiuti negli appositi luoghi di raccolta, cioe' OVUNQUE, ius primae noctis su sconti, pagamenti, ingressi gratuiti, concessioni, cronica tendenza di fatto a non tollerare la messa in discussione della propria eccezionalita'. 
Derive effettuali: evasione fiscale, corruzione, consociativismo widespread, estremismo, personalismo, deindentificazione dalle istituzioni, capitalismo del non rischio, assenza di trasparenza, consolidamento dei poteri in grumi sempre piu' spessi e solidi, immobilizzazione del mercato, mancanza di competitivita' reale ed equa, estetizzazione della politica, dell'informazione, dei media, dei rapporti sociali, privatizzazione della ricchezza, mercificazione delle risorse umane, insomma PARALISI del corpo statale e asfissia del quotidiano.